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Insulti sul web, bastano gli indizi

19 Luglio 2021

Per le offese sui social scatta la diffamazione aggravata. Come riporta Italia Oggi in edicola, il reato commesso sui social network, secondo la Corte di Cassazione, può essere accertato dal giudice penale anche su base indiziaria. "Non occorrono - scrive il giornale - quindi specifiche indagini tecniche, per esempio sul cosiddetto indirizzo Ip (il codice numerico assegnato a ciascun dispositivo elettronico quando si connette), per ricondurre l'eventuale post diffamatorio all'imputato, essendo sufficiente che emergano, nel corso del giudizio, indizi gravi, precisi e concordanti a carico dello stesso."

Il caso giudiziario

Nel caso raccontato da Italia Oggi, un uomo era stato condannato per diffamazione aggravata dopo aver pubblicato sul suo profilo Facebook un messaggio dal contenuto offensivo ai danni di un altro utente, il quale aveva presentato alle autorità una querela, con la relativa istanza di punizione. Il ricorrente, in sede di legittimità, ha però contestato l'esito degli accertamenti condotti nel giudizio di merito, sostenendo l'erronea applicazione della legge penale.

Secondo l'impostazione difensiva "mancherebbe la certezza della riferibilità del profilo Facebook e dei post diffamatori" allo stesso imputato, così da far risultare la condanna fondata esclusivamente su prove non certe. In particolare, la difesa ha lamentato l'omissione, da parte dell'autorità giudiziaria, di specifiche indagini tecniche su alcuni dati informatici, ritenute necessarie ai fini della prova circa la sussistenza del fatto contestato.

La decisione della Corte

I giudici di legittimità hanno però aderito all'orientamento della suprema Corte, secondo cui il reato di diffamazione aggravata, commessa attraverso strumenti informatici come i social network, può essere accertato a fronte della convergenza, pluralità e precisione del quadro indiziario a carico dell'imputato. Tra questi, i precedenti giurisprudenziali hanno rimandato e valorizzato il movente, cioè l'argomento del forum dove è avvenuta la pubblicazione, le dinamiche del rapporto tra la parte lesa e l'imputato e la provenienza del post offensivo dalla bacheca di quest'ultimo con il suo nickname. C'è da segnalare, inoltre, che l'uomo non aveva sporto denuncia per il furto d'identità.

Di seguito il quadro indizario schematizzato da Italia Oggi:

La Cassazione ha ritenuto, quindi, che la diffamazione fosse stata correttamente verificata nei precedenti gradi di giudizio.

Come contattare Stop alle Offese?

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