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Il calcio inglese boicotta i social per dire “no al razzismo”

27 Aprile 2021

Per opporsi alla discriminazione razziale che dilaga in Rete, il mondo del calcio professionistico inglese si unirà per la prima volta in un "boicottaggio" dei social media della durata di tre giorni. La contestazione partirà nel pomeriggio del 30 aprile e andrà avanti fino alla sera di lunedì 3 maggio.

Cos'è successo?

Il mondo dello sport non è nuovo a insulti razzisti e messaggi di odio, in Rete così come allo stadio. La goccia che ha fatto fatto traboccare il vaso in Inghilterra sono stati gli attacchi subiti dal difensore dell'Aston Villa Tyrone Mings che ha pubblicato poi su Twitter l'immagine di un messaggio razzista ricevuto da un utente di Instagram. La mobilitazione è stata decisa, inoltre, dopo che sono finiti nel mirino anche giocatori del Liverpool come Trent Alexander­Arnold, Naby Kei'ta e Sadio Mané in seguito alla sconfitta del Real Madrid durante una partita a inizio aprile.

I funzionari del calcio inglese, con una lettera datata 11 febbraio, avevamo già chiesto un’azione «per motivi di semplice decenza umana» al fondatore di Twitter, Jack Dorsey, e a quello di Facebook, Mark Zuckerberg. Twitter ha risposto che non intendeva censurare i commenti da account anonimi. Così hanno dato vita a una nuova "protesta", anche per chiedere alle piattaforme maggiore responsabilità nel gestire l'odio sui social.

«Il comportamento razzista è inaccettabile e lo spaventoso abuso nei confronti dei giocatori sui social media non può continuare», ha detto il ceo della Premier League, Richard Masters. «C’è un urgente bisogno che queste aziende facciano di più per sradicare l’odio razziale online», ha aggiunto.

Chi è coinvolto nello "sciopero social"?

L'iniziativa contro hate speech e razzismo riguarderà i club della Federcalcio inglese, quelli della Premier League, della Second Division e della Women’s Super League, che possono contare su platea di circa 35 milioni di utenti in tutto il mondo.

Questo il tweet con il quale la Premier League ha annunciato l'iniziativa contro hate speech e razzismo:

Tanti gli episodi che hanno portato a questa decisione. Probabilmente, a contribuire a questa "nuova" consapevolezza è stata anche l'onda del movimento Black Lives Matter arrivata dagli Stati Uniti in seguito all'uccisione dell'afroamericano George Floyd. Non solo: proprio in in Gran Bretagna nell'ultimo anno si è accesa una discussione in merito al presunto trattamento discriminatorio riservato dalla Famiglia Reale alla moglie del principe Harry, l'attrice Meghan Markle.

La protesta dei club inglese, di sicuro, "si farà sentire". Altre federazioni nazionali seguiranno il suo esempio?

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