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Bullismo online e anonimato: come difendersi?

30 Novembre 2021

Il bullismo online, conosciuto anche come cyberbullismo, è una delle grandi problematiche con cui oggi i giovani devono confrontarsi. I giornali, purtroppo, sempre più spesso raccontano episodi di bullismo in rete: gli stessi giovani ne parlano sui social, come abbiamo monitorato. Come affrontarlo?

Difendersi è possibile, ma spesso le indagini delle autorità competenti si scontrano con l'anonimato: non è raro, infatti, che il cyberbullo o chi ha offeso si nasconda dietro un profilo falso, nascondendo le proprie generalità. Un fenomeno davanti al quale le piattaforme si sono sempre dichiarate "non responsabili".

Per arginare questo problema, il primo ministro australiano Scott Morrison ha proposto una legge che sarà pubblicata sotto forma di bozza questa settimana e verrà presentata al Parlamento all'inizio del 2022. Questa legge riterrebbe le piattaforme social, come Facebook o Twitter, responsabili dei commenti diffamatori contro gli utenti.

L'obiettivo, così come dichiarato da Morrison, è cercare di colmare il divario tra la vita reale e il dibattito online:

"Le regole che esistono nel mondo reale devono essere valide anche in quello digitale"

Anonimato sui social: la proposta dell'Australia

La legge proposta in Australia contiene diverse norme per combattere il cyberbullismo. Uno dei punti focali della norma proposta è che le piattaforme saranno responsabili dei commenti diffamatori pubblicati al loro interno.

Se verrà approvata, all'utente che pubblicherà sulle piattaforme social un contenuto diffamatorio verrà richiesto di rimuoverlo. In caso di rifiuto, egli sarà perseguibile legalmente. Inoltre, la piattaforma potrà chiedere la condivisione delle informazioni di contatto, nome, cognome e numero di telefono per identificarlo. L'invio dei dettagli alla Corte Federale dell'Australia avverrebbe, tuttavia, solo dopo il via libera di un tribunale.

La legge inoltre, obbligherebbe le piattaforme social a mettere a disposizione degli iscritti funzioni più chiare con cui denunciare le violenze digitali subite.

La legge ha riscosso subito grande eco mediatica e l'approvazione anche del leader dell'opposizione, Anthony Albanese, che ha così commentato:

"Non dovrebbe essere al di là della capacità dei social media poter identificare utenti che si comportano in maniera inappropriata online. Le persone non devono nascondersi dietro account Twitter anonimi per infangare o disturbare gli altri"

Come difendersi dai cyberbulli in Italia?

In Italia è possibile difendersi dai bulli: come detto in questo articolo, in caso di cyberbullismo la Polizia Postale può intervenire per risalire all'identità di un profilo anonimo o falso.

Inoltre, la normativa prevede uno strumento di tutela (anche prevenitva) per difendersi dalla pubblicazione di contenuti personali. Grazie all'intervento del Garante della privacy, è stata creata una piattaforma, un canale di emergenza per le vittime, anche presunte, di revenge porn: in questo articolo abbiamo spiegato come funziona.

In caso di insulti e minacce ricevute online, qualora si verifichi il reato di diffamazione, entro tre mesi dal momento in cui l'offeso ha avuto notizia che è stata commessa diffamazione nei suoi confronti può querelare il diffamatore alle autorità competenti. Stop alle Offese si occupa da anni di tutelare gratuitamente le vittime di insulti e minacce ricevute in Rete attraverso un team di legali, esperti IT, comunicatori e specifiche tecnologie di acquisizione forense.

Come contattare Stop alle Offese?

Ritieni di essere vittima di diffamazione online? Per ottenere tutela gratuita puoi contattare Stop alle Offese compilando questo form. Altrimenti è possibile scrivere una mail a segnalazioni@stopalleoffese.it